Dialoghi

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I Dialoghi intorno al Ponte

Roma - L'Associazione culturale "Teatro del Mediterraneo" ha organizzato in collaborazione con la Web Art Community "il Faro Verde", la mostra "Dialoghi ai confini del ponte". Uno studio con installazioni, video, corde, tele, gessi e bambł sul confine tra il regno dei morti e il regno dei vivi. Il confine che ha diviso gli Etruschi dai romani e poi la sponda dove hanno combattuto Massenzio e Costantino per dividersi l'Impero d'Oriente e d'Occidente. Un luogo di indubbio fascino, dove le tracce della Storia si mischiano con quelle del Presente. Hanno esposto Augusto Salati, Gabi Minedi, Massimo Volponi, Leonardo Nobili e Marisa Marconi. Duecento visitatori dall'11 al 17 dicembre, negli spazi della torretta Valadier, l'unica roccaforte sui ponti urbani del Tevere. Una straordinaria festa di percezioni, di incursioni temporali e di contaminazioni artistiche con passaggi fluidi attraverso la penetrazione dei significati della Storia. Hanno partecipato associazioni della terza etą, per la Pace nel mondo, galleristi e artisti. un esperimento unico, disegnato in un incontro sul web, tra artisti che prima non si conoscevano nemmeno. Incontro reso possibile dal XX Municipio d Roma e dal Comune che concedendo la torretta hanno portato avanti il progetto fino alla sua definitiva realizzazione. Il progetto faro Verde associazione teatro del Mediterraneo insegue nuove oscillazioni della vita e dell'arte. Un percorso che non vuole essere fuga, la web art community che vuole essere caminetto e bottega, un laboratorio di sensazioni vive, di trepidazioni autentiche, nell'eterna ricerca e scontro con cui l'arte insegue, pungola, impazza dentro la societą codificata. Un luogo di incontro libero,d entro cui é nato il Cantiere Faro, il luogo dove la bozza diventa proposta, progetto e realtą. E dietro il satellite faro che indaga alla ricerca di nuovi linguaggi. a cura di Francesco Votano

Ponte Milvio, installazioni d'autore alla Torretta Valadier

Roma - L'Associazione culturale "Teatro del Mediterraneo" ha organizzato in collaborazione con la Web Art Community "il Faro Verde", la mostra "Dialoghi ai confini del ponte". Uno studio con installazioni, video, corde, tele, gessi e bambł sul confine tra il regno dei morti e il regno dei vivi. Il confine che ha diviso gli Etruschi dai romani e poi la sponda dove hanno combattuto Massenzio e Costantino per dividersi l'Impero d'Oriente e d'Occidente. Un luogo di indubbio fascino, dove le tracce della Storia si mischiano con quelle del Presente. Hanno esposto Augusto Salati, Gabi Minedi, Massimo Volponi, Leonardo Nobili e Marisa Marconi. Duecento visitatori dall'11 al 17 dicembre, negli spazi della torretta Valadier, l'unica roccaforte sui ponti urbani del Tevere. Una straordinaria festa di percezioni, di incursioni temporali e di contaminazioni artistiche con passaggi fluidi attraverso la penetrazione dei significati della Storia. Hanno partecipato associazioni della terza etą, per la Pace nel mondo, galleristi e artisti. un esperimento unico, disegnato in un incontro sul web, tra artisti che prima non si conoscevano nemmeno. Incontro reso possibile dal XX Municipio d Roma e dal Comune che concedendo la torretta hanno portato avanti il progetto fino ala sua definitiva realizzazione. Il progetto faro Verde associazione teatro del Mediterraneo insegue nuove oscillazioni della vita e dell'arte. Un percorso che non vuole essere fuga, la web art community che vuole essere caminetto e bottega, un laboratorio di sensazioni vive, di trepidazioni autentiche, nell'eterna ricerca e scontro con cui l'arte insegue, pungola, impazza dentro la societą codificata. Un luogo di incontro libero,d entro cui é nato il Cantiere Faro, il luogo dove la bozza diventa proposta, progetto e realtą. E dietro il satellite faro che indaga alla ricerca di nuovi linguaggi. a cura di Francesco Votano

 

"Riflettendo sulle origini"  di Massimo Volponi

 

Un ponte in bambł, una passerella mobile, precaria, la genesi di un passaggio. Quello che ciascun ponte rappresenta. A terra si riflettono le orme della Storia lasciate appena accennate sulla juta mischiate all'erba. Proprio come in occasione dell'omicidio di Giovanna Reggiani, uccisa a poche centinaia di metri da ponte Milvio. Volponi racconta con  questa coraggiosa installazione, come la Storia lasci comunque tracce indelebili, speso bisogna ritrovarle, riflettere sul percorso, riflettere sui passi che si fanno, giorno dopo giorno. Un'opera di straordinaria eleganza, che ricorda, senza citarla l'arte naif, che si imbeve di tutto il peso degli Eventi. La naturalezza del gesto artistico, l'incisivitą del segno, la leggerezza dell'opera hanno colpito i visitatori, incuriositi dall'intrinseca bellezza di questa installazione che é ricerca, che é segno, che é sangue e speranza al tempo stesso. E tornano alla memoria i Grandi del Novecento italiano, tutti in fila dietro Burri. La lezione giapponese sui materiali e quella antropologica sulla vita che si ricrea sono i punti cardine di una installazione che sconcerta con il suo faretto che illumina e denuncia. Una prova ai limiti della Storia e dei Materiali e dentro questo la Mostra ha studiato, ricercato, i dialoghi che possono avvenire ai confini tra due testi e due confini e due diversi materiali.

"Anime inquiete" di

 Leonardo Nobili

 

 

Parte da una finestra su ponte Milvio, il viaggio introspettivo di Leonardo Nobili alla ricerca dell'identitą della Storia con linguaggi e tecnologie raffinatissimi. E dal centro del ponte, la gente ha potuto ammirare la materia alcalina, una massa di acqua che si muoveva nella torre. Una luce bluastra e marina, un acquario che ha fatto accorrere i passanti, che si sono riscoperti viaggiatori distratti dal loro quotidiano. Una sorta di segnale, la torretta si trasforma in faro e lancia intorno la sua luce. Una sorta di choc anafilattico. In questo faro sono accorsi in molti ad accogliere il messaggio di "Anime inquiete". Un video che raccoglie le anime del ponte, fantasmi della Storia, anime vaganti del Presente. Un video che riasume le operazioni sui metalli delle installazioni di Nobili, e insieme, teatro, danza, elaborazioni cromatiche, percezioni di grande potere suggestivo. Una finestra che funziona come una grande lampada nell'indifferenza e che accoglie la lezione dell'Informale fino in fondo, attraversandola in una foga espressionistica di grande vitalismo nativo. Geometrie fuoriuscite da installazioni suprematiste, abluzioni cinetiche,psicologia dei colori, urli nordici che si richiamano ai segni forti del Novecento passato. Un ponte che urla, che geme, che grida all'indifferenza, che si muove con le traiettorie di un faro esplorando i bordi della Storia e il senso del tempo. Tre minuti di vortici e richiami, di riflessioni intorno agli echi che tutti i giorni avvolgono i viaggiatori del tempo.

 

   

"Feeling" di Gabi Minedi

Gabi Minedi gioca con i fili della Storia, intrecci, tracciati, trame vissuti nel loro svolgersi, con l'occhio di chi viaggia per incontrare i personaggi dell'anima. Colori giocosi, percezioni forti ed empatiche legate all'allegria della vita che rinasce continuamente, che si rinnova, rispolverando nuove energie. Qui il ponte é descritto da una linea di tela attraversata da fili e corde. I destini che rincorrendosi come traiettorie finiscono con lo scambiarsi percezioni, con il tracciare nuove strade. Giochi cromatici come stati di coscienza in equilibrio. La cornice diventa bordo, confine da oltre-passare, ma anche da attra-versare. Segni che esplodono a contato con l'interazione, con narrazioni cromatiche di grande intensitą e sottili vibrazioni. Dentro e fuori i confini, dialogano gli oggetti e i fili di una vita appesa l ponte e al suo fiume.Prove d'artista di grande maturitą compositiva. Arte di recupero della memoria. Bottiglie di plastica sgonfie, svuotate di forza pneumatica, di sostanze vitali, attaccate dal confine della tela. Una riscrittura matura della provocazione dada, che accoglie dentro l'opera, il calore della materia e della ricerca delle passioni. Grovigli e fili con echi della pop arte della seconda metą degli anni Sessanta, e dentro le linee del cuore. Un ponte é passaggio e incontro e la Minedi si aggira costruendo la sua ragnatela di storie, situazioni estemporanee sulle tracce del nomadismo materico e cromatico di Dokumenta 8.

 

"Il Cuore di Ponte Milvio"

di Marisa Marconi

  

Marisa Marconi lavora su un cuore di gesso, un cuore che si rifrange perde la sua verginitą, é un cuore che cade. La Marconi racconta una storia eroica e terrena, spirituale e purificatrice. Un ponte immaginario divide le anime. Quella caduta rossa di sangue e passioni, quella sospesa bianca e intonsa che guarda verso l'alto. Un gesto di grande semplicitą e leggerezza, nello slancio della materia (il gesso) che diventa Spirito (cuore bianco), ma che cadendo si intride del sangue delle passioni. Forza d'animo e di spirito, tragedia e risurrezione. Il tutto tratteggiato con una straordinaria abilitą immaginativa e concettuale. Un passaggio che racchiude il travaglio e la liberazione dalla vita e che rimanda continuamente dall'una all'altra. E' un'artista che costruisce la leggerezza con la materia e che riflette con serenitą sugli stadi dell'Uomo. Non denuncia come Pistoletto, ma lavora l'anima dei suoi oggetti, conserva una forte suggestione figurativa che si rafforza nella tridimensionalitą degli oggetti, ma pił ancora negli spazi concettuali che riesce a creare intorno.

 

"Dialoghi ai confini del ponte" di Salati, un maestro che insegna figura e concetto

 

E' l'opera pił convincente, quasi totale di un grande artista. Un'opera circolare, nel tempo, nella gestualitą, nella Storia. Ritorna al figurativo, dopo una luna ricerca tra musica e, suoni e colori. Una lunga ricerca nell'astratto, attraversata da una grande abilitą pittorica, in grado di rielabora note e intervalli, nel ritmo dei bianche, dei neri, dei blu. In quest'opera maestosa, una "Crocifissione", si avvertono i suoni dei passi frettolosi della metropoli intrappolati nel fiume, il vortice della vita quotidiana, che sfocia nel Cristo con gli occhiali. I)n un mondo in cui tutti sorridono, sorridono, sono costretti a sorridere. E' l'opera che meglio sintetizza la seconda metą del Novecento, dalle intuizioni della Pop Art, ai busti della scuola romana, allo spirito libertario e dissacratorio di "Guernica" di Picasso, alla pedissequa citazione archeologica di opere e reperti, alla ricostruzione deleuziana della strada che non c'é, che si cancella. Un artista di straordinario cromatismo che nega lo stereotipo con un'enorme forza visiva, si abbatte come una mania sulla Storia degli scribi e scaraventa il visitatore davanti alla Realtą. Un Cristo crocifisso con occhiali e capelli lunghi cosģ figurato riassume la forza esplosiva del cubismo europeo.