Spettacoli


Cronaca

Poteva diventare un rogo l'incendio di Bitetto

Cade un elicottero accanto alla tangenziale di Milano, due i morti

I pizzini di Provenzano e Lo Piccolo

Un bambino rom muore in un incendio

Soffre di crisi epilettiche l'uomo che ha investito e ucciso una quattoridicenne a Viggiù

Gravina di Puglia, arrestato il padre dei bambini scomparsi

 

 

 

Poteva diventare un rogo l'incendio di Bitetto

 

Bari - E' grave uno dei sei ragazzi ustionati nell'incendio scoppiato in un locale a Bitetto, un comune a venti chilometri dal capoluogo. Avrebbero acceso un caminetto all’interno del locale per scaldarsi, ma le fiamme si sarebbero poi sparse per tutta la stanza. I ragazzi erano soliti riunirsi nel locale, all’ interno del quale é stato rinvenuto il motorino di uno dei sei giovani. Uno si trova in gravi condizioni di vita, ed é stato ricoverato nella sala di rianimazione al Policlinico di Bari. Altri tre sono stati ricoverati al reparto di chirurgia plastica. Gli ultimi due sono stati dimessi nella notte. Provvidenziale l'immediato intervento di carabinieri e vigili del fuoco che hanno subito soccorso i ragazzi e sono riusciti a evitare che le fiamme si divampassero nelle altre strutture vicine e che si provocasse una catastrofe ben più grande di quella accaduta.  di Indra Ieracitano

 
 

 

Cade un elicottero accanto alla tangenziale est di Milano, due i morti

Milano  Due i morti a bordo di un elicottero precipitato su un prato a fianco della tangenziale est, nei pressi dello svincolo per Usmate-Velante.   Si è sfiorata la strage, l’incidente è avvenuto intorno alla sedici, orario punta del traffico domenicale. I corpi di due coniugi Giuseppe Oliva di 53 anni e Domenica Andreoli di 55 anni, sono stati trovati carbonizzati fuori dal veicolo a trenta metri di distanza l’uno dall’altro. A dare l’allarme il figlio della coppia che non vedendoli rientrare a casa ha chiamato la signora dalla quale erano ospiti a pranzo. La donna poco prima aveva sentito un forte rumore, ed intuendo cosa era potuto succedere ha chiamato la polizia che le ha dato la conferma che un elicottero era caduto. Sono ancora da chiarire le cause dell’incidente. Le indagini sono coordinate dal procuratore della Repubblica di Monza Antonio Pizzi e dal pm Emma Gambardella.  Anche l’agenzia Nazionale per la Sicurezza al Volo (Ansv) ha aperto un’inchiesta perché a quanto pare la coppia non aveva comunicato a nessuna torre di controllo il piano di volo.

 

 

 

 

I pizzini di Provenzano e Lo Piccolo

 

 

 

Palermo - Arrestato anche Gaetano Lipari, il numero 60 della lista di Provenzano. Quarantasette anni, infermiere in servizio all'Asl di Bagheria, consigliere d'opposizione al Comune di Altavilla Milicia, eletto in una lista civica. Sarebbe lui l’uomo al quale Binnu faceva riferimento per sottoporsi alle cure specifiche legate al tumore alla prostata di cui soffriva. Qualche giorno dopo l'11 aprile 2006, data dell’arresto di Provenzano, Lipari gli avrebbe dovuto fare un’iniezione di un farmaco molto particolare. Il numero con cui veniva indicato, probabilmente deriva dall’anno di nascita di Gaetano, 1960. Gli investigatori, coordinati dai magistrati Michele Prestipino, Marzia Sabella, Nino Di Matteo e dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone, hanno accertato che il numero 60 si era assentato dal lavoro dal 22 al 25 marzo 2006 per malattia,  a conferma di quanto c'era scritto su un pizzino. E in un altro, Gariffo, nipote prediletto di Provenzano, indicato con il numero 123 affermava "Lunedì scorso l'ho incontrato", e lunedì 3 aprile 2006, l’infermiere, si era recato a Corleone dove ha parenti. di Carmen Spanò
 

 

 

Palermo - Decapitati i vertici di Cosa nostra in Sicilia e nel capoluogo. Blitz della polizia in una villetta nel palermitano, dove é stato arrestato Salvatore Lo Piccolo. Il boss della mafia considerato unico erede di Provenzano, il nuovo capo di Cosa nostra era insieme al figlio Sandro e ai boss latitanti Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo. Sono stati tutti trasferiti in località lontane dalla Sicilia, dove verranno sottoposti al carcere duro previsto dal 41 bis. Gli agenti hanno raccontato che Sandro Lo Piccolo, al momento dell’arresto avrebbe ripetuto “papa’ ti voglio bene”. secondo gli inquirenti, Salvatore Lo Piccolo, latitante dal 1983, contendeva la leadership mafiosa a Matteo Messina Denaro, boss latitante del trapanese. Adamo era invece considerato il nuovo reggente del rione Brancaccio, tradizionale feudo di Cosa nostra, e Pulizzi boss incontrastato di Carini. E' stato scoperto anche il rifugio di Lo Piccolo, una villetta a trecento metri da quella dove e’ stata arrestato. Era un rifugio temporaneo, dove il boss avrebbe trascorso gli ultimi giorni prima del blitz che ha messo fine alla sua latitanza. Nel covo anche la rubrica del boss con molti nomi di commercianti e imprenditori taglieggiati dalla cosca di San Lorenzo. Una miniera di informazioni i pizzini trovati nel covo di Salvatore Lo Piccolo. tanti nomi di affiliati a cosa nostra, molti incensurati. E dentro i comandamenti di Cosa nostra, "non bisogna avere parenti poliziotti per tre generazioni, non bisogna andare con la donna di altri mafiosi, non bisogna bere, ne frequentare agenti di polizia". da Palermo, Rosario Cupré

Palermo - Salvatore e Sandro Lo Piccolo insieme ad altri due boss Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo sono stati arrestati a Giardinello, nei pressi di Palermo, dai poliziotti della sezione “catturandi”. Salvatore Lo Piccolo che dopo l’arresto di Bernando Provenzano, aveva assunto il controllo dell’organizzazione criminale mafiosa, era latitante dal 1983; suo figlio Sandro era ricercato dal 1998, entrambi inseriti fra i trenta maggiori ricercati d’Italia. I poliziotti dopo aver circondato la casa, hanno sparato alcuni colpi di pistola per intimidirli, dopo qualche minuto si sono arresi. Nella villetta sono state trovate otto pistole, denaro, documenti, pizzi, che stavano per essere gettati nel wc da Salvatore Lo Piccolo. Durante l’arresto Sandro Lo Piccolo è uscito in lacrime urlando “ ti amo papà ”. I Lo Piccolo sarebbero stati traditi da Francesco Franzese, arrestato il due agosto scorso. Anche se il procuratore di Palermo, Messineo ha spiegato che Franzese non è un pentito di mafia e quindi a tutt'oggi non collabora con la giustizia. di Caterina Lisciotto

 

Palermo - Con due o trecento euro, i detenuti del carcere Pagliarelli riuscivano a ottenere telefonini e ristabilire contatti con l'esterno. A procurarli, per i detenuti e per i loro familiari, erano una guardia penitenziaria, lo "Juventino" e un educatore carcerario "Paolo il palermitano". Un detenuto addirittura non avendo a disposizione la somma in contanti se li era fatti spedire con vaglia postale da Catania. E' uno dei filoni dell'indagine dei carabinieri del Comando provinciale che hanno arrestato 19 persone. L'agente penitenziario che ora  collabora con i pm, ha specificato di temere per la vita propria e per quella dei familiari. Il traffico di telefonini e' stato scoperto grazie al confronto tra i numeri Imei (si tratta delle cifre identificative dell'apparecchio) e quelli della carta Sim. Con il telefonino in carcere, scrivono gli inquirenti, un esponente della famiglia mafiosa palermitana di Partanna-Mondello, Giovanni Lo Presti, ha mantenuto contatti quasi quotidiani con
la moglie. Per far entrare al Pagliarelli il materiale proibito, si usavano confezioni di pomate, creme, profumi.
di Giuseppe Palermiti
 

 

 

 

Bologna - Lungo il fiume Reno, alla prime luci dell'alba, la baracca di una famiglia rom ha preso fuoco. Nell'incendio é morto Florin un bambino, di 4 anni che viveva con la madre di 24 anni, il padre di 27 e altri fratelli. Il più piccolo è rimasto intrappolato nella camera da letto. A dare l’allarme è stato il vicino di casa Aristide Presti e altri rom albanesi che hanno chiamato i vigili del fuoco. Gli altri bambini hanno riportato ferite sul volto, sulle braccia e sulle mani ma non sono in pericolo di vita; sono stati trasferiti in elicottero al grande centro ustionati di Padova e sono in prognosi riservata. I genitori invece hanno riportato ferite non gravi anzi lievi e sono stati dimessi immediatamente. Non si conoscono le cause dell’incendio e proprio per questo la magistratura di Bologna ha aperto un indagine. Ma da una prima ipotesi degli investigatori è probabile che l'incendio sia stato provocato dalla stufa ad olio che si trovava proprio nella camera dei bambini. Non erano clandestini; il padre era venuto in Italia dopo che a Sibiu aveva perso la casa a causa di uno smottamento del terreno. Aveva trovato lavoro come muratore a Cento; ma da qualche tempo lavorava per la famiglia proprietaria del terreno su cui sorgeva la baracca. di Indra Ieracitano

Bologna - Un bambino di quattro anni è morto e altri due sono rimasti feriti in un incendio scoppiato in un campo rom a Borgo Panigale, nei pressi dell'aeroporto Marconi. L'incendio potrebbe essere stato originato da una stufa che i vigili del fuoco hanno trovato all'interno della baracca. C'era anche una bombola di gas, ma il padre dei tre bambini, sarebbe riuscito a prenderla ed a portarla fuori, evitando che esplodesse. Il più piccolo é morto tra le fiamme, gli altri due sono stati trasportati al Centro grandi ustionati dell'ospedale di Parma, i genitori sono ricoverati all'Ospedale Maggiore di Bologna. di Antonio Crupi

 

Ha avuto un malore l'uomo che travolto e ucciso una quattordicenne a Viggiù

Viggiù -  Una ragazza di quattordici anni è morta e un suo amico sedicenne é ancora in ospedale in gravi condizioni. Sono state travolte da un'auto che stava transitando ad alta velocità su un marciapiedi. Seminando il panico in un gruppo di ragazzini diretti alla tradizionale sagra di Sant'Antonio. L’uomo è stato sottoposto a un test alcolemico che ne ha stabilito la sobrietà.  Una perizia è stata disposta anche sull’automezzo. Per il momento é accusato di sono omicidio colposo e lesioni colpose. Altre undici persone sono rimaste ferite. Il conducente dell'autovettura è rimasto illeso ma sotto choc. Ha poi spiegato che aveva accusato un malore.

All'uomo era già stata sospesa la patente un mese fa, per un altro incidente di cui era stato protagonista.  Anche in quell'occasione aveva perso il controllo dell'auto distruggendo la vetrina rotta di un'edicola. Ma non finsice qui. "Ero alla cassa del bar dove lavoro, quando ho visto una macchina puntare verso il mio bar; istintivamente mi sono riparato dietro il bancone", ha raccontato un barista, "poi ho capito che la vetrina che aveva sfondato non era la mia ma quella della cartoleria qui a fianco". Protagonista, sempre lo steso uomo. Uscendo dalle lamiere, ha ripetuto “Ho avuto un malore”. Alcuni testimoni raccontando che in quei cento metri fatti sbattendo contro le case, invece di rallentare, sembrava accelerare, come se l’autista fosse inebetito e con il piede inchiodato al pedale. Adesso la procura sta cercando di ricostruire la “carriera automobilistica” di Salvatore, il cinquantaduenne autore di tanti incidenti,  Il particolare sul ritiro della patente all’uomo sembra essere uno dei punti più interessanti dell’indagine. Il procuratore capo ha confermato la circostanza di una sospensione della patente e di una successiva restituzione della stessa, ma non ha voluto fornire ulteriori particolari. L'uomo, che soffre di crisi epilettiche, avrebbe riacquistato la patente regolarmente dopo le visite di rito e avrebbe ricominciato a guidare.  di Angela Marasco

 

Arrestato il padre dei fratellini scomparsi

Gravina di Puglia - E' stato eeguito nella notte l'arresto di Filippo Pappalardi. E' accusato della morte dei suoi due figli, Francesco e Salvatore (13 e 11 anni), scomparsi la sera del 5 giugno 2006. Li avrebbe uccisi la sera stessa della loro scomparsa. Per il procuratore, "non sono morti per opera di un demonio ma per mano del padre, li ha ucciso e ha nascosto i cadaveri". E ancora, il procuratore ha aggiunto "era un padre che sapeva essere violento e nella serata del 5 giugno 2006, voleva dare una lezione ai suoi figli, che erano in punizione, perché avevano tardato e si erano bagnati giocando con un amico".

Ma Pappalardi ripete, "sono innocente. I miei figli sono vivi e stanno bene. Tra due giorni esco". Pappalardi sarebbe stato incastrato da alcune interrcettazioni ambientali tra lui e la sua convivente, in cui avrebbe detto, "Non dire dove stanno" e ancora "Non lo dire a nessuno dove stanno i bambini. Come è vero Iddio, mi uccido". Nei confronti della convivente si ipotizza il reato di maltrattamento dei due ragazzi, ma Pappalardi avrebbe agito da solo. Alle 21,30, arrabbiato per il ritardo dei bambini, li avrebbe rintracciati in piazza delle Quattro Fontane, nel centro storico di Gravina, dove stavano giocando con le pistole ad acqua. Da quel momento i bambini scompaiono. da Gravina, Giampaolo Scardella

 

Bari – Francesco e Salvatore Pappalardi, i due fratellini di 13 e 11 anni scomparsi a Gravina in Puglia nel giugno del 2006, sarebbero stati uccisi dal padre per una punizione. Era la sera del 5 giugno del 2006 quando il padre andò a cercare i due fratellini che non erano ancora rientrati a casa. Come testimoniato da un loro coetaneo, il padre li trovò in piazza mentre giocavano. Sono scomparsi dopo essere saliti in macchina con lui. I rapporti in famiglia, con la matrigna, non erano tra i migliori. Per esser rincasati tardi la sera, i  fratellini erano picchiati e messi in punizione. La sera della scomparsa, l’essere usciti senza il consenso del padre, avrebbe provocato nel padre una rabbia tale da potarlo ad ucciderli e a nascondere i corpi dei due. Accusato di sequestro di persona, duplice omicidio aggravato e occultamento dei cadeveri, Pappalardi si dichiara innocente e sostiene che i suoi figli sono ancora vivi. Purtroppo i corpi dei due bambini non sono ancora stati ritrovati. di Valentina Violi

 

 

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