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Sin delle prime mappe vengono riportati in territorio di Archi, a nord di Reggio, il sito di Posidonium e del Neptuni Fanum. Segno del porto di Archi dedicato a Posidone e poi a Nettuno, dio del mare. Era posto nel bosco sacro, alla fine della via Popilia, dopo Columna Rhegina ed era l'ingresso da nord della città.

Mappa del Weigelio (1650) che riprende gli antichi itinerari romani

Contro il pericolo militare islamico, i bizantini prima e i normanni dopo installarono, intorno a Reggio, una rete difensiva di triangolazioni ottiche improntata su typika (monasteri, romitaggi), kastra (borghi fortificati) e kastellia (fortilizi). In posizione strategica, su una collina tra il Malavenda e il Rosignolo, lungo la direttrice dal monte Chiarello allo Scaccioti fu insediato il typikon di S. Antonio con funzione religiosa, economica e militare. I normanni rafforzarono la posizione con l’aggiunta di una torre. Il typikon di S. Antonio, i kastra e i kastella di Motta Anomeri, Mesa e Motta Rossa costituivano la difesa settentrionale di Reggio contro gli arabi.
Nel 1550 per la costruzione della Torre di Pentimele, i sindaci imposero agli abitanti di Archi una gabella de’ frutti de’ grani e de’ legumi per un ammontare di 12 grani a cantaio sui frutti e per 10 grani a tumulo sui legumi. Le torri, che costarono 2315 scudi, furono costruite da Camillo Urso, in un solo anno, secondo il vecchio modello di difesa territoriale medievale con la Torre di Pindimeli (1551), al centro e ai lati Cugliari (Ravagnese) a sud di Reggio e Gallico a settentrione dello Scaccioti. Il cavallaro della torre di Pentimele riceveva un salario di 5 ducati al mese, in caso di avvistamento del nemico correva ad avvisare il presidio più vicino e gli abitanti del villaggio che organizzavano la difesa. Altre volte il cavallaro comunicava il pericolo con segnali di fumo, con fuochi o con lenzuola di colore chiaro; di notte segnalava con fari il numero dei nemici e delle barche; quindi i “passa parole” comunicavano l’avvenuto sbarco del nemico.

La Torre di Pindimeli a pianta quadrata davanti Messina (Braun Hogemberg, 1572)

Nel 1552, il pittore olandese Pieter Bruegel, in visita a Reggio, fu testimone e spettatore del saccheggio che i turchi fecero nella città e nei suoi paraggi e ci ha lasciato una celeberrima tela Il Trionfo della morte (1562 ca., Prado, Madrid). La Torre di Pentimele incendiata dai Turchi nel 1558; appare semi nascosta dal promontorio, dietro una ricca vegetazione. I colori sono bruni, i toni accesi, in primo piano scene di morte e sullo sfondo la torre di Pentimele, e Reggio in fiamme. Un’immagine apocalittica, che non rassicurava la Cristianità. Sempre nel Cinquecento, la carta panoramica della Città di Messina (1572) di Braun e Hogemberg mostra, sulla costa reggina, proprio davanti il grande porto siciliano, la Torre di Pentimele, a metà strada tra la città di Reggio e la fortezza di Lacatona; non è rappresentata invece la torre di Gallico. La torre è un po’ diroccata in alto per gli attacchi dei turchi Dragut e Mustafà, sul lato monte presenta una finestra in alto e un ingresso a piano terra.

La Torre di Pindimeli a pianta quadrata e diroccata (Giusta, 1783)

Una carta panoramica (1783) post terremoto di Francesco Gusta che riprende il disegno di Braun e Hogemberg riporta, ancora davanti al porto di Messina, la Torre di Pentimele più grande, ma sempre un po’ diroccata stavolta evidentemente per il terremoto (come nel Cinquecento nella parte alta, con la porta e stavolta due finestre lato monte). In una litografia (1782), Jean Houel mostra il promontorio posidoniate, la foce del Torbido e la Torre di Pentimele, sullo sfondo la Sicilia e l’Etna fumante. E’ evidente la collocazione della torre a sinistra del promontorio e della sua florida vegetazione. La Torre è in ottimo stato, non è molto alta, ha un corpo cilindrico, un grande diametro, le caditoie e l’ombreggiatura ne suggerisce la scarpa, secondo la tipologia vicereale. Accanto ha un torrioncino più piccolo e più basso, costruito con lo stesso materiale e la stessa tecnica della Torre e rivolto verso nord est. La Torre è posta sulla spiaggia, a sinistra del Torbido, dove sta approdando una barca di pescatori; nonostante la prospettiva è possibile notare un veliero attraccato alla rada tra il promontorio e la Torre, che era infatti al centro della spiaggia, un po’ discosta verso sud rispetto al promontorio (non può essere quella di Gallico perché quest’ultima era collocata a destra del fiume dove oggi c’è la località Limoneto).
 

La Torre di Pindimeli segnata nella carta di Hackert (1789)

Nella litografia (1785-1789) di Filippo Hackert, Pentimele, dopo il terremoto, è vista dalla marina di Reggio, dal forte di San Francesco. Sono visibili i velieri alla rada di Pentimele e due linee di abitazioni; Pentimele sul mare e San Giovanni più vicino alle colline.
La litografia ottocentesca di Antonio Senape si richiama in parte a quella di Houel, ha una prospettiva diversa, mostra la Torre con una feritoia che guarda verso il mare; il torrioncino più piccolo è rivolto verso nord est e una vegetazione lussureggiante copre il promontorio. Stavolta verso sud si scorgono in modo evidente le mura di Reggio, con la Porta di Mesa collegata alla Torre da una strada alberata che costeggia la spiaggia, come riportano le platee settecentesche. In primo piano c’è una strada che scorre dietro la Torre e un ponte in mattoni, pietra e selce sul Torbido, in un’ansa verso il mare è collocato anche un grande Crocifisso. Il ponte è affollato e ci sono dame a cavallo, donne in preghiera davanti alla croce, contadine con la cesta sulla testa, uomini con un grande cappellone in testa, contadini con un palo sulle spalle e una coppia seduta sul ponte. La Torre appare danneggiata nel piano rialzato e anche il torrioncino manca di quasi tutta la parte superiore; segni evidenti del terremoto del 1783.

 

La Torre di Pindimeli a pianta cilindrica e il ponte sul Torbido (Senape, 1830)

A fine Ottocento, Carlo Guarna Logoteta ricordando la battaglia del 1808 diceva del sito “ (...) Pentimeli, ove si apre un sicuro seno a circa un miglio sulla dritta della città, difeso allora da due fortini sorgenti sui lati” Con il ritorno dei Borbone, abbattuta la Torre di Pentimele, sulla spiaggia, a destra del Torbido, fu eretta con le sue fondazioni, un po’ più a sinistra, la palazzina di una Batteria da costa (1820) alla Dogana del porto di Pentimele.
 

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